Palermo, capitale dell’emirato

Nel IX secolo, i musulmani del Nord Africa invasero la Sicilia, conquistando Palermo nell’831 e poi l’intera isola nel 965. I governatori musulmani fecero di Palermo la capitale dell’isola: con il nome arabo di Balharm o Balarama, la città soppiantò Siracusa come principale centro dell’isola, diventando un centro urbano di importanza e ricchezza senza pari nel Mediterraneo nel mondo musulmano, in competizione con Cordova e Il Cairo.

Era in particolare una importante città commerciale e culturale, attraversando un’epoca di prosperità e tolleranza. I cristiani e gli ebrei in genere non venivano perseguitati, potevano vivere secondo le proprie leggi e praticare i loro culti dietro pagamento della jizya, la tassa di capitanato.
Si sviluppò una rete di mercati (souq), di artigiani e di mercanti. La città era rinomata per le sue dimensioni e la densità demografica, stimata a diverse centinaia di migliaia di abitanti nell’XI secolo.
Il monaco Teodosio sosteneva persino che fossero costruite circa 300 moschee sul territorio palermitano, dove l’istruzione era affidata a trecento maestri per una popolazione di oltre 300.000 persone.

Le tracce di questo periodo sopravvivono ancora nei monumenti del centro della città antica, con i suoi cinque quartieri: il Kasr nella punta della Paleopolis; il quartiere della grande Moschea; la Kalsa, sede degli emiri sul mare; la zona degli Schiavoni, attraversata dal fiume Papireto; e il Moascher, quartiere dei soldati e antico sede degli emiri.

La Sicilia sotto i musulmani

La Sicilia, sede di un potente emirato grazie alla capacità amministrativa degli Aglabiti e poi dei Calbiti, divenne una terra ricca e fiorente, dove le usanze musulmane influenzarono in modo duraturo la lingua, la cultura e le costruzioni architettoniche. Questa amministrazione fu sufficientemente efficace da strutturare un emirato autonomo per quasi tre secoli.

Divisa in tre valli (Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto), il territorio siciliano era controllato da un potere affidato ai caid.
I Calbiti, dinastia di governatori inizialmente nominati dai Fatimidi e poi divenuti di fatto autonomi, dominarono la Sicilia dal 948 fino a circa il 1053, periodo in cui l’arabizzazione culturale ed economica fu più profonda.

Veduta artistica: Palermo sotto i musulmaniAll’inizio, gli Arabi perseguitarono i cristiani, ma come in gran parte dell’impero musulmano, poi concessero loro la libertà di culto facendoli pagare la jizya, stabilendo una pacificazione che favorì un commercio fiorente. Le reti commerciali si estendevano dal Nord Africa all’Oriente e fino all’Europa.

L’impatto musulmano si manifestò anche nell’agricoltura e nell’economia: gli Arabi introdussero nuove colture (agrumi, pistacchi, cotone, riso, canna da zucchero), perfezionarono i sistemi di irrigazione e trasformarono l’isola in un giardino produttivo, base di un’economia di mercato prospera.

Il potere musulmano però fu eroso da battaglie intestine all’emirato e dalle rivalità tra fazioni locali e influenze esterne, come le interferenze bizantine e le lotte tra Aglabiti, Fatimidi e Calbiti che indebolirono gradualmente l’unità politica dell’isola.

Nel 1072, dopo quattro anni di assedio guidato da Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla contro i governanti calbiti Ibn al‑Ba’ba e Zakkār ibn ‘Ammār, il conte normanno Ruggero d’Altavilla si impadronì di Palermo, ponendo fine alla dominazione musulmana nella città.
Nonostante la conquista normanna, l’eredità arabo‑musulmana perdurò profondamente: l’infrastruttura urbana, le tecniche agricole, le conoscenze scientifiche e linguistiche e numerosi artigiani arabi rimasero attivi sotto i Normanni, contribuendo alla fusione culturale arabo‑normanna tipica della Sicilia.

Informazioni

Fonti e siti esterni

Storia di Palermo