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Unità italiana
 
 

Le guerre puniche

Palermo rimase sotto dominazione fenicia, seppure in parte ellenizzata, fino alla prima guerra punica (264‑241 a.C.), in seguito alla quale la Sicilia fu conquistata dai Romani. 

Durante le guerre puniche, Palermo fu il centro degli scontri tra Cartaginesi e Romani. Nel 254 a.C. la flotta romana assediò la città, costringendola alla resa, sottomettendo una parte della popolazione alla schiavitù e imponendo un tributo di guerra per riscattare la libertà.
La città contava allora circa 70 000 abitanti e la sua prosperità derivava dal porto e dal commercio marittimo, rendendola uno dei principali baluardi punici in Sicilia.

Astrubal tentò di riprendere la città, ma Metello, il console romano, ottenne una vittoria decisiva. Ci fu un altro tentativo di Annibale nel 247 a.C., che accampò sul monte Pèlerin (chiamato Ercta) senza successo, poiché la città rimase fedele a Roma e ottenne importanti privilegi.
Dopo la pace del 241 a.C., Panormus fu integrata nella Repubblica Romana e la Sicilia divenne la prima provincia romana al di fuori dell’Italia propriamente detta.

Periodo della Roma imperiale

Testimonianza dell’agiatezza e dello splendore di Roma a Panormus, molti edifici furono costruiti in questo periodo nell’area di Piazza della Vittoria, dove esisteva ancora un teatro all’epoca dei Normanni, e dove numerosi mosaici furono scoperti nel 1868.
All’epoca imperiale, questa colonia romana era descritta da Strabone come un importante granaio per Roma. Il suo porto naturale era uno dei più ampi del Mediterraneo, crocevia del commercio marittimo, in particolare di cereali, olive e merci tra il Nord Africa, l’Italia e le altre province romane.

Carta di Palermo dalla conquista romana

Carta di Palermo dalla conquista romana

Nel 20 a.C., sotto Augusto, Panormus fu riorganizzata come colonia romana (ricevendo lo status di Colonia Augusta Panormitanorum), attirando veterani e popolazione italica, rimanendo al contempo un centro di commercio e di agricoltura cerealicola. Ciò rafforzò il suo ruolo politico e giuridico all’interno dell’Impero.

Tuttavia, dopo il regno di Vespasiano (69‑79 d.C.), la città conobbe un periodo di stagnazione demografica ed economica, in parte legato all’esaurimento delle grandi proprietà rurali e all’aumento della pressione fiscale.
Comunque, sotto Vespasiano e poi Adriano furono insediati coloni militari, la città conservando sempre interesse strategico per Roma.
La moneta locale di Panormus, coniata sotto il controllo romano, testimonia l’importanza economica della città: spesso riportava iscrizioni bilingui greco‑latine, riflettendo la coesistenza delle due culture sull’isola in quell’epoca.

I resti romani visibili oggi sono molto limitati nel centro cittadino, ma frammenti di iscrizioni, sculture e mosaici, in particolare quelli di Piazza della Vittoria, ne attestano la presenza.
Scavi archeologici hanno anche portato alla luce alcune tracce di un anfiteatro vicino al sito del Palazzo dei Normanni, sebbene fortemente rimaneggiato dalla città medievale e moderna.

Vandali e Goti a Palermo

L’impero Vandalo guidato dal Re Genserico fu fondato nel 429 d.C., centrato in Nord Africa, tentando di estendere il dominio in Sicilia. Tra il 440 e il 445 d.C., i Vandali occuparono temporaneamente l’isola, con incursioni successive, prima di perderla di fronte alle forze romane dell’Occidente. Nel 445 saccheggiarono Palermo.
Successivamente, Palermo passò sotto il controllo di Odoacre, che cacciò gli ultimi residui dell’autorità imperiale occidentale, poi fu controllata dagli Ostrogoti sotto Teodorico il Grande a partire dal 488, integrata nel regno ostrogoto pur conservando strutture amministrative romane.
Dopo questi attacchi e la fine dell’Impero romano d’Occidente, Panormus passò sotto amministrazione bizantina nel 535 d.C., segnando la fine del periodo strettamente romano.

Bizantini a Palermo

Nel 535, il generale bizantino Belisario, agendo per l’imperatore Giustiniano I nell’ambito della sua campagna di riconquista dell’Occidente, intraprese la ripresa della Sicilia dagli Ostrogoti. Durante l’assedio di Panormus nell’autunno-inverno del 535, catturò la città dopo che la sua flotta aveva penetrato nel porto, con gli arcieri posizionati in alto sui pennoni a dominare le mura gotiche.

Il dominio bizantino si estese quindi all’intera isola. La Sicilia fu direttamente collegata a Costantinopoli e non dipese dall’esarcato di Ravenna, rendendola una provincia strategica del potere imperiale bizantino fino alle incursioni arabe del IX secolo. Un patrizio esercitava il governo civile e un dux comandava le forze militari, fino a che queste funzioni furono progressivamente unite sotto l’autorità di uno « stratego » responsabile dell’intera isola.
Palermo conobbe allora un lungo periodo di influenza e relativa stabilità, con uno sviluppo urbano segnato dalla cristianizzazione e dall’istituzione di strutture ecclesiastiche, incluse le prime chiese significative costruite tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo.

Tuttavia, all’inizio del IX secolo, si svilupparono divisioni interne tra governatori rivali. Uno di essi, Eufime, si alleò con dissidenti bizantini e chiese l’aiuto degli Aghlabidi del Nord Africa.
Eufime morì poco dopo e gli Aghlabidi rifiutarono di lasciare la Sicilia. Dal 827 lanciarono operazioni militari continue contro le posizioni bizantine in Sicilia. Dopo un lungo assedio, Palermo cadde nelle mani degli Arabi nel 831, diventando capitale del nuovo emirato di Sicilia e segnando il definitivo declino del dominio bizantino sull’isola.
Nonostante la perdita di Palermo, i Bizantini conservarono alcune piazzeforti nell’est della Sicilia, come Siracusa e Taormina, che resistettero per diverse decadi prima di cadere definitivamente nelle mani dei conquistatori musulmani all’inizio del X secolo.

Informazioni

Fonti e siti esterni

Storia di Palermo