Federico II e il Sacro Romano Impero
Un matrimonio di Stato tra Enrico VI di Svevia, re dei Romani e poi imperatore del Sacro Romano Impero, e Costanza d’Altavilla, figlia del re normanno di Sicilia Ruggero II, celebrato nel 1186 (accordo dinastico stipulato nel 1185), mirava a garantire una successione pacifica. Aprì tuttavia la strada al controllo svevo del Regno di Sicilia. Nel 1194, Enrico VI conquistò Palermo e si fece incoronare re di Sicilia.
Una nuova dinastia, quella degli Svevi, chiamati così per la loro origine tedesca (regione sud-occidentale), si stabilì in Sicilia. Raggiunse l’apice sotto il regno di Federico II di Svevia (1194–1250), figlio di Costanza, re di Sicilia dal 1198 al 1250 e imperatore del Sacro Romano Impero a partire dal 1220, il cui governo segnò profondamente la storia politica, amministrativa e culturale dell’isola.
L’impero di Federico II, comprendente i territori della Puglia e dell’Italia meridionale, fu talvolta definito Regno delle Due Sicilie, con la Sicilia insulare da una parte e la Sicilia continentale dall’altra.
Palermo, pur essendo il centro politico iniziale, perse progressivamente importanza come residenza principale di Federico II dopo la sua giovinezza; vi mantenne però la Magna Curia e promosse le arti e le lettere. Vi fondò la Scuola siciliana di poesia, nota per aver prodotto i primi testi in lingua italiana, attorno a poeti come Giacomo da Lentini. Fu un crocevia linguistico e culturale in cui si mescolavano influenze latine, occitane e arabe, contribuendo alla nascita della poesia cortese italiana.
Politicamente, Federico II, soprannominato «Stupor mundi», si ispirò alla figura del principe rinascente presente negli scritti medievali per l’organizzazione dello Stato e della legge, in particolare con l’istituzione delle Costituzioni di Melfi nel 1231, che posero le basi per una monarchia centralizzata e codificata.
Il suo regno fu tuttavia segnato da conflitti con la Papato e le città comunali italiane, contro le quali ottenne vittorie o accettò compromessi. Federico II fu scomunicato più volte da diversi papi a causa delle sue politiche e delle ambizioni imperiali in Italia e nel Mediterraneo.
Guidò in particolare una crociata definita “strana” (1228–1229), ottenendo per negoziazione la città di Gerusalemme senza combattere, suscitando ammirazione e controversie.
Dotò l’isola di castelli e fortificazioni, di cui diversi – come il castello Maniace a Siracusa o il castello Ursino a Catania – restano testimonianze dell’architettura militare sveva.
La morte di Federico II nel 1250 scatenò le lotte di successione e un lungo periodo di instabilità. Corrado IV di Svevia, re dei Romani in Germania, gli succedette, spesso assente dalla Sicilia, fino al 1254 quando morì prematuramente.
Suo figlio Corradino di Svevia gli succedette come re di diritto, mai incoronato, fino al 1258. Minore e assente, la reggenza fu assicurata dallo zio Manfredi, figlio di Federico II. Manfredi si fece incoronare re nel 1258 dopo aver fatto credere alla morte del nipote e fu infine sconfitto e ucciso da Carlo d’Angiò nella battaglia di Benevento nel 1266.
Corradino tentò di riconquistare il regno ma fu catturato ed eseguito a Napoli nel 1268, segnando simbolicamente la fine dell’influenza diretta degli Svevi in Sicilia.
Gli Angioini in Sicilia
Carlo d’Angiò iniziò un dominio angioino che durò quasi 14 anni, fino al 1282. La sua ascesa al potere fu sostenuta dal papa, che voleva eliminare l’influenza sveva nel Mediterraneo e consolidare una politica più favorevole agli interessi pontifici.
Carlo e i suoi funzionari cercarono di sfruttare la Sicilia imponendo tasse elevate. La capitale del Regno delle Due Sicilie fu trasferita a Napoli, a discapito di Palermo.
Il malcontento dei siciliani culminò con la rivolta dei Vespri, il 30–31 marzo 1282, quando davanti all’chiesa dello Spirito Santo scoppiò la reazione popolare a seguito dell’offesa subita da una donna palermitana da parte di un sergente angioino, scatenando un’insurrezione generalizzata.
I francesi furono massacrati in tutta la Sicilia: circa 2.000 a Palermo e diverse migliaia sull’isola, in un movimento che si estese rapidamente al resto della popolazione insulare.
Questo evento fu l’occasione per scacciare gli odiati Angioini, e Palermo offrì la corona al re Pietro III d’Aragona, che vantava diritti tramite sua moglie, Costanza di Svevia.
Fu l’inizio di una guerra lunga quasi 20 anni tra la dinastia angioina e le forze aragonesi sostenute dalla popolazione siciliana.
La pace di Caltabellotta firmata nel 1302 riconobbe l’indipendenza della Sicilia sotto la dinastia aragonese, mentre il regno di Napoli rimase agli Angioini; questa separazione politica tra l’isola e il regno continentale perdurò per diverse decadi.
Informazioni
Fonti e siti esterni
- The Kingdom of Sicily under the Hohenstaufen and Angevins – capitolo accademico di The New Cambridge Medieval History
- Federico II – voce enciclopedica Larousse
- Annales Siculi – raccolta di cronache medievali latine che coprono il regno di Federico II
- Carlo I d’Angiò – scheda bio-storica sul sovrano angioino e i Vespri siciliani
- Battaglia di Benevento – evento che collega Manfredi all’arrivo degli Angioini
- Battaglia di Tagliacozzo – battaglia decisiva (1268) che consolidò il dominio angioino e segnò la fine della linea degli Svevi.
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