Giro della più grande isola del Mediterraneo

Mozia e l’isola San Pantaleo

Cothon, Mozia

Mozia era una delle più antiche colonie fenicie della Sicilia, con Panormos (Palermo) e Solunto, fondata nell’VIII secolo a.C. su una delle quattro isole della laguna dello Stagnone. Questa piccola isola, oggi chiamata isola San Pantaleo, si trova sulla costa occidentale della Sicilia, a nord di Marsala. Ampia 45 ettari, si trova di fronte alle saline della riserva naturale.

mozia-posizione-lagunaPrima della sua distruzione da parte dei greci di Siracusa nel 397 a.C., era una città fiorente, un posto commerciale essenziale dei fenici e dei Cartagini.
La città fu abbandonata dopo la sua distruzione e vi si trova la testimonianza meglio preservata della presenza fenicia in Sicilia. In un ambiente naturale originale, è uno dei luoghi più affascinanti della regione, con il suo sito archeologico e il suo museo.
Un percorso percorre l’isola e la sua vegetazione mediterranea per scoprire i resti di Mozia. Questi non raggiungono altezze gigantesche, ma non mancano del fascino evocativo della potenza e della ricchezza passata della città.
Il museo Whitaker presente sull’isola conserva in particolare l’opera principale scoperta sul sito, il giovane di Mozia.

Visita di Mozia, sito archeologico

pianta-moziaPossiamo raggiungere Mozia in piccola barca che parte dalle saline di Marsala.
Poiché le acque sono poco profonde, esiste anche una strada sommersa di origine punica, a nord dell’isola, che si può prendere a piedi a bassa marea !

Il museo si trova vicino al piccolo porto, e un percorso percorre l’isola e la sua vegetazione mediterranea, passando per i resti dell’antica città fenicia che sono stati portati alla luce. Si scoprono così le fortificazioni con motya-casa-dei-mosaiciresti di torri, di cui la meglio conservata è ad est, la porta nord, un sito funerario di cremazione, pietre tombali, santuari e il Kothon a sud-ovest, un bacino artificiale rettangolare collegato al mare da un canale.
Vicino alla porta sud si scopre la Casermetta, resti di abitazioni, una delle quali conserva mosaici.

Il Giovane di Mozia e il museo

Tutti gli oggetti trovati da Whitaker nel corso degli anni sono conservati nella sua vecchia casa, diventata il museo. Un opera trovata nel 1979 si distingue, chiamata Giovane di Mozia, scultura di epoca classica (V secolo a.C.), che è stata sepolta apparentemente intenzionalmente dagli abitanti sotto un tumulo di rocce e argilla.
Si è dibattuto a lungo se si trattasse di un’opera greca o fenicia, senza aver deciso definitivamente. Alta 1,80 m, rappresenta un uomo drappeggiato, per alcuni un auriga, conduttore di carro greco, e forse originario di una città greca. Per altri sarebbe piuttosto un dio o un magistrato punico.
Questa scoperta è probabilmente legata all’assedio dell’anno 397 a.C. essendo stata ritrovata in un deposito con numerose punte di frecce e altri oggetti dell’epoca. In effetti, è possibile che durante il saccheggio della città i soldati siracusani spogliarono la statua dei ornamenti di bronzo e che si ruppe durante l’assalto. Sarebbe stata abbandonata e poi sepolta dai moziani sopravvissuti o da altri cartaginesi.

Storia di Mozia

La civiltà fenicia si sviluppò nel corso del II millennio avanti la nostra era in Medio Oriente, con città situate sulla costa dell’attuale Libano e dintorni, dalla Siria a Gaza. Le più importanti erano Tiro, Sidone, Biblo e Arwad. L’influenza di questi navigatori mercantili si intensificò nel XII secolo quando si emanciparono dalle dominazioni di altri popoli (tra cui gli egiziani o gli ittiti che erano in crisi). A partire da quel momento, stabilirono dei alberini commerciali in tutto il Mediterraneo. Nel corso del VII secolo, uno di questi nodi, Cartagine (fondata probabilmente nell’VIII secolo), prese la sua indipendenza da Tiro e fu all’origine di una civiltà autonoma (civiltà punica) che dominava gli insediamenti fenici dell’ovest del Mediterraneo, dalle coste iberiche a quelle dell’Africa settentrionale, in Corsica, in Sardegna e ad ovest della Sicilia.

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Verso didracma di Mozia, in argento

Probabilmente dapprima un nodo commerciale e marittimo, Mozia acquistò importanza col tempo. La sua fisionomia ricorda a molti archeologi quella della città fenicia di Tiro, una delle città madri dei fenici. Vi erano coniate delle monete, con la menzione Mtw, nome della città in punico.
Con la colonizzazione di gran parte della Sicilia orientale da parte dei greci, nell’VIII secolo a.C. i fenici consolidarono le loro posizioni ad ovest dell’isola, rafforzando Mozia e le sue altre due principali colonie: Panormos e Solunto.
Mozia fu fortificata probabilmente nel VI secolo avanti la nostra era, con muri spessi su un perimetro di 2,8 km e la costruzione di un porto interno. Passò sotto il controllo punico (Cartagine) forse durante la prima guerra Greco-punica.
La città è citata da Tucidide come una delle principali colonie fenicie, nodo commerciale essenziale, all’epoca della spedizione di Atene nel – 415. Questo importante episodio della guerra del Peloponneso si concluse con il fallimento degli Ateniesi che tentarono di conquistare la Sicilia a spese di Siracusa, la potente città democratica che dominava gran parte dell’isola. Questa spedizione fu scatenata con la richiesta di aiuto, forse un pretesto, della città di Segesta, alleata di Atene, che era attaccata dalla sua rivale greca Selinunte.

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Dritto di un  didracma

Con il ritiro da Atene, Segesta chiamò allora in aiuto i Cartaginesi, suoi alleati tradizionali. Fu l’inizio della seconda guerre greco-punica.
Nel – 409, il comandante cartaginesi Annibale Magone sbarcò in Sicilia, lasciando la sua flotta intorno a Mozia prima di attaccare Selinunte e devastarla. Nel – 407, durante un’altra spedizione punica, Mozia divenne una base permanente per la flotta punica. Nel 397 a.C., Dionisio I, il tiranno di Siracusa, assediò e distrusse la città (leggi l’articolo sull’assedio di Mozia nel – 397). Gli abitanti fuggirono nella colonia vicina di Lilibeo (oggi Marsala).
Anche se Cartagine assunse in seguito il controllo della regione, la città non fu mai ricostruita e scomparve dalla storia. Quando i romani assediarono il loro dominio su tutta la Sicilia, dopo la guerra delle isole Egadi, Mozia era probabilmente deserta. Nelle epoche successive si trovarono solo tracce di ville romani e di insediamenti di pescatori, come se ne trovano ancora oggi.

Sotto il dominio normanno della Sicilia, Mozia fu affidata all’abbazia di Santa Maria della Grotta di Marsala, divenuta sede dei monaci basiliani di Palermo, che diedero all’isola il nome di San Pantaleo (il santo fondatore dell’ordine basiliano). Nel XVI secolo l’isola passò ai gesuiti, ad un nobile alla fine del XVIII secolo, poi fu acquistata nel 1902 dal nobile e archeologo inglese Joseph Whitaker. Vi intraprese vasti scavi e ci installò la sua casa, divenuta un museo.

Cartina

Maggiori inormazioni

Moli: Contrada Spagnola, 228, 91025 Marsala/ Contrada Ettore e Infersa, 158, 91025 Marsala
Tariffa accesso all’isola ed entrata del museo: pieno 6 €
Orario del museo: 10.00 – 14.00 – 15.00 – 19.00

Storia : articoli sull’assedio di Mozia

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