Nelle vicinanze delle grandi necropoli di Pantalica, Ferla è un grazioso borgo barocco dei monti Iblei, le cui testimonianze più antiche risalgono al XIII secolo. Oggi vi abitano circa 2.500 persone e il paese conta soprattutto otto chiese, alcune delle quali di particolare interesse. Il suo fascino le ha permesso di essere inserita tra i « borghi più belli d’Italia » (link : associazione).

Elementi storici

Il nome « Ferla » risale al Medioevo, epoca in cui si trattava soltanto di una modesta torre medievale probabilmente costruita dai Longobardi fuggiti da Piazza Armerina in epoca normanna. L’origine del nome potrebbe derivare dal termine « ferula » (pianta) oppure dalla famiglia normanna « La Ferla ».
Vi furono tuttavia diverse occupazioni del territorio nell’Antichità, che venne abbandonato dopo i disordini successivi alla caduta di Roma, con tracce di presenza greca ed ellenistica sulla collina di Castel di Lega, una necropoli e tombe rupestri individuate in quest’area.

Prima del terremoto del 1693, Ferla presentava un tessuto urbano particolarmente tortuoso a causa del terreno accidentato. Tuttavia, l’intera città medievale fu distrutta da questo disastro, causando la morte di 800 abitanti. Fu ricostruita più a nord, adottando una pianta a scacchiera, tipica della ricostruzione post-sismica della Val di Noto.
Della città antica furono ricostruite solo le aree attorno alla Chiesa Madre e alla chiesa di San Sebastiano. Alcuni quartieri antichi sono tuttavia sopravvissuti, in particolare Carceri Vecchie e Castelverde.

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Visita di Ferla

A sud del paese, i resti dei quartieri medievali sono stati spesso trasformati in stalle o giardini. Verso est, il quartiere attorno alla via Carceri Vecchie è costituito da edifici antichi ed è attraversato dal « sentiero delle grotte e delle tombe ». Gli altri quartieri popolari sono quelli di Castelverde e di Calanconi, più a nord.

La parte di Ferla ricostruita dopo il terremoto del 1693 si sviluppa con il suo impianto a scacchiera attorno alle due grandi vie perpendicolari di Vittorio Emanuele e Umberto I.

La Via Vittorio Emanuele, detta « Via Sacra », deve questo nome alle sue cinque chiese. Percorrendola da sud, si incontra dapprima la piccola chiesa di Santa Maria del Carmelo, la cui facciata del XVIII secolo è realizzata con blocchi quadrati di pietra da taglio bianca, che combinano ordini dorico e ionico.
Poco più avanti si trova la chiesa di San Sebastiano, la più grande di Ferla, costruita dall’architetto siracusano Michelangelo di Giacomo intorno al 1741. L’importante gruppo scultoreo della facciata rappresenta il martirio di San Sebastiano, con il santo affiancato da due soldati romani. Nella navata centrale si nota l’altare ligneo con bassorilievi policromi e diverse opere, tra cui la tela del martirio di San Sebastiano di Giuseppe Crestadoro (1789).
Sulla stessa Piazza di San Sebastiano, la Chiesa Madre San Giacomo Maggiore Apostolo del XVIII secolo presenta una facciata a due ordini architettonici e un interno decorato con stucchi e sculture.

Più avanti, all’incrocio delle due vie principali, la chiesa di Sant’Antonio (Via Vittorio Emanuele 79) si distingue per una facciata barocca composta da tre corpi concavi, ricostruita dopo il sisma del 1693. I due corpi laterali erano sormontati da campanili, ma ne rimane solo quello di destra, mentre l’altro crollò durante il terremoto del 1908. L’interno barocco a croce greca è sormontato da una cupola ottagonale decorata con affreschi del Trionfo di Sant’Antonio del pittore Giuseppe Crestadoro. Quattordici sculture in stucco rappresentano le Virtù cardinali e teologali.

Lungo la Via Umberto si incontrano edifici in stile barocco e decorazioni liberty dei primi del XX secolo.

In Via Garibaldi, la chiesa di Santa Maria, antico convento del XV secolo, conserva un crocifisso ligneo del frate Umile da Petralia (1633).

Galleria

Dove si trova Ferla: mappa

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Informazioni

Fonti e siti esterni

Categoria Monti Iblei