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Sambuca di Sicilia

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Sambuca di Sicilia è un villaggio dal passato arabo e medievale, il cui antico quartiere risale a quell’epoca, dove le sue stradine raggiungono le alture dove sorgeva l’antico castello arabo di Zabut. È iscritto tra i “borghi più belli d’Italia” (link).

La città è divisa in due quartieri principali, il più antico corrispondente alla città fortificata medievale costruita intorno alla fortezza, dove l’urbanistica si sviluppò fino al XVI secolo, e l’altro all’esterno delle mura che si sviluppò nei secoli XVII e XVIII.
Nel primo, si scoprono così le sette vie arabe (le septa vaneddi), la chiesa Matrice (in lavori), la terrazza del Belvedere dove sorgeva l’antico castello dell’emiro, e il Palazzo Panitteri del XVII secolo con il museo. Si esce dall’antica città fortificata dal Palazzo dell’Arpa, per scoprire facciate barocche e palazzi del XIX secolo, come il Palazzo Ciaccio, la chiesa del Carmine con una statua famosa, o la chiesa di San Michele Arcangelo con la statua equestre in legno di San Giorgio. In fondo al corso, in basso, si trova il teatro comunale dell’Idea.
Nei dintorni scopriamo il sito archeologico di Adranone, antica città greco-punica, vicino alla riserva naturale del monte Genuardo. A sud del paese, dalle acque del piccolo lago Arancio, emmergono d’estate resti della fortezza araba di Mazzallakkar.

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Visita

Quartiere fuori-le-mura

sambuca-di-siciliaA sud-ovest della città, nella parte bassa, si entra nel borgo dal lungo e rettilineo Corso Umberto I, in prossimità del teatro comunale dell’Idea risalente alla fine del XIX secolo.
Risalendo questo lungo viale verso l’antica città, si passa per numerosi edifici in pietra arenaria nei quali si aprono grandi portici che danno accesso alle vie perpendicolari ed ai cortili. Vi si contano diversi palazzi e 13 chiese, tra cui la chiesa di San Giuseppe con il suo portale in ogiva in stile Chiaramonte.
La chiesa della Concezione, nella perpendicolare via Marconi, ha un bellissimo portale dello stesso genere (proveniente dall’antica chiesa di San Nicolò). Si incontrano diversi palazzi interessanti in questa stessa strada (Rollo, con un cortile e una scala, Giacone con un doppio cortile, e Fiore).
Continuando a salire il Corso Umberto, si passa davanti ad altri palazzi ottocenteschi, poi la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria sulla sinistra, il cui interno barocco è riccamente decorato, con stucchi, statue, colonne intrecciate, e un pavimento lastricato di maioliche di Burgio. Di fronte alla chiesa, il casinò dei marchesi Beccadelli ha un notevole balcone barocco, contro l’antica chiesa cinquecentesca dei Santi Rocco e Sebastiano.
La chiesa del Carmine che si erge poi sulla destra, del XVII secolo, conserva belle statue come quella di Sant’Anna (XVII secolo) o la Madonna dell’Udienza sull’altare maggiore (XVI secolo).
Dall’altro lato della strada, il palazzo Ciaccio del XIX secolo con la sua facciata in pietra arenaria ha un bel cortile circondato da colonne.
La chiesa del Purgatorio (XVII secolo) in un vicolo adiacente ospita un museo di arte sacra.
Più lontano il palazzo Oddo (o palazzo dell’Arpa) dalla metà del XVIII secolo è oggi la sede del municipio. Segna anche il passaggio al centro storico, un tempo zona fortificata.

Quartiere saraceno

La città antica ha conservato il tessuto urbano ereditato dall’epoca araba, con «sette vicoli saraceni», vicoli tortuosi passando per piccole piazze.
Sul Largo San Michele, la chiesa di San Michele conserva la statua equestre di San Giorgio del 1596, opera dei fratelli Lo Cascio. L’orientamento dell’edificio fu invertito alla fine del XVI secolo.
Di fronte il palazzo Panitteri ha sostituito una torre difensiva della fine del XVI secolo. Oggi ospita il museo archeologico.
Si può entrare nel cuore del quartiere arabo con i suoi passaggi e vicoli stretti per esempio attraverso il passaggio di piazza Navaro. Nel quartiere si trova la chiesetta del Rosario, poi proseguendo la salita, la Matrice (chiusa per lavori in data 2020), prima di raggiungere la bella terrazza dove un tempo sorgeva l’antico castello arabo di Zabut.

Dintorni

6 chilometri più a nord, salendo il monte Adranone (899 metri), si raggiunge il sito archeologico di Adranone, antica città greco-punica che dipendeva da Selinunte, al confine del territorio degli Elimi e della riserva naturale del monte Genuardo, che si erge a 1180 metri al limite occidentale del parco dei Monti Sicani (vedere qui sotto).
A sud del paese, dal piccolo lago Arancio emergono in estate quando il livello dell’acqua cala, i resti della fortezza araba di Mazzallakkar, e nei dintorni le torri di Pandolfina (XV secolo) e quella di Cellaro (XI secolo) sulle rive. Non lontano, si trova la gola di Tardara e ad ovest le impressionanti cave antiche di tufo di Misilbesi.

Adranone

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Bronzo, lira con sette corde

Il monte Adranone raggiunge gli 899 metri, pochi chilometri a nord di Sambuca. Vi è il sito archeologico di un’antica città greca, che fu anche occupata dai Cartaginesi, e le cui vestigia si estendono tra l’VIII e il III secolo a.C. Si pensa che si tratta dell’Adranon menzionata da Diodoro di Sicilia.

La città si estendeva su diverse terrazze di un territorio, con vicino al suo ingresso una necropoli, tra cui una tomba monumentale. Si possono scoprire i resti delle mura della città, un quartiere artigianale e un santuario circondato da una cinta sacra (Temenos), e sulla cima l’Acropoli con la sua zona sacra.

Molti dei reperti scoperti qui, anfore, busti di divinità, corredi funerari, ceramiche e arredi in bronzo si suddividono in tre musei siciliani: il Museo Archeologico “Palazzo Panitteri” a Sambuca di Sicilia, il Museo Archeologico Regionale di Agrigento, e il museo archeologico regionale di Palermo.

Monte Genuardo

Questo monte boscoso e riserva naturale, raggiungendo i 1180 metri di altitudine, è la parte occidentale del parco dei monti Sicani. Numerosi sentieri lo percorrono. Sulle sue pendici sud-ovest, a 900 metri di altitudine esisteva la città greca di Adranone. Più lontano, Sambuca. Verso nord si scende su Contessa Entellina, con a nord-est l’abbazia di Santa Maria del Bosco.

Tradizioni e gastronomia

La festa di San Giorgio si tiene il 23 aprile, con la processione che porta la statua equestre del santo e la distribuzione di zabbina, ricotta indurita servita con il siero di latte.
La festa della Madonna del Popolo si tiene per dieci giorni a partire dalla terza domenica di maggio, in memoria della guarigione della peste del 1576, terminante con una festa notturna illuminata.
Alla festa di Maria dei Vassalli, il 5 agosto, la pasta di fagioli viene distribuita dopo la messa.

Il 10 agosto si svolgono spettacoli sul belvedere panoramico dell’antica città, mostre e degustazioni di vini

Le produzioni locali ruotano attorno al vino (tra cui il Sambuca di Sicilia DOP), all’olio d’oliva, ai formaggi di pecora (ricotta e latte cagliato di cui si infila la focaccia.

Si preparano diverse pasticcerie locali, tra cui quella designata come i «seni della vergine» (o Minna di Vergine) a forma di capezzolo a volte con una ciliegia confitta in cima, che sarebbe stata inventata da una religiosa che si sarebbe ispirata alle colline circostanti, con panna, cioccolato, zucca candita e cannella, ricoperti di glassa.

Storia

L’origine del nome del borgo deriverebbe dal castello arabo di Zabut, fondato dall’emiro Al-Zabut, detto «lo splendido».

adranon-hemilitron-aversA nord dell’attuale città, il sito di Adranone era occupato dalla fine dell’età del bronzo. Era un territorio conteso dalle colonie greche di Selinunte e di Agrigento nel VI secolo avanti la nostra era. I Cartaginesi distrussero Adranone nel V secolo a.C. Durante il loro conflitto contro Selinunte. Ma verso il 250 a.C., fu definitivamente rasa al suolo. I sopravvissuti si stabilirono più a sud per formare il nuovo villaggio di Adragnus. Molto più tardi, nell’anno 830 d.C., l’emiro arabo al-Zabut vi costruì un castello.
Questo castello è menzionato nel 1185 in un documento del normanno Guglielmo II. Sotto l’imperatore Federico II che succedette ai normanni, gli abitanti musulmani si ribellarono. La città resistette due anni con accanimento, fino al 1225, quando capitolò e gli abitanti furono massacrati.

Nel 1411 Adragna fu distrutta in occasione di guerre di successione per il trono di Sicilia, e gli abitanti si stabilirono poi attorno alla fortezza di Zabut.

Il feudo fu posseduto da diversi baroni: Peralta, Ventimiglia e Abatellis; a partire dal 1574 dal marchese Baldi Centelles, poi dai marchesi Beccadelli di Bologna fino al XIX secolo.
Il nome della città passò da Sambuca-Zabut a Sambuca di Sicilia sotto il regime fascista nel 1923.

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