Poche settimane dopo il terribile terremoto dell’11 gennaio 1693 che distrusse la città di Occhiolà, il principe di Butera Carlo Maria Carafa prese l’iniziativa della costruzione di Grammichele, nelle vicinanze, su uno dei suoi feudi.
Il piano urbano esagonale della città fu tracciato il 18 aprile 1693 dallo stesso principe, inciso su un’ardesia oggi conservata nel Palazzo Comunale.

Grammichele e il suo patrimonio

Il cuore della città è la splendida piazza esagonale (exagonum), la Piazza Carlo Maria Carafa, esempio architettonico originale progettato da Michele da Ferla, uno dei soli due esempi di questa architettura razionale in Italia, con un tessuto urbano che mantiene una forma esagonale.
Sulla piazza, la statua in bronzo del principe, opera di Paolo Guarrera, poggia su una base simbolica composta da gradini che rappresentano le virtù della conoscenza – filosofia, religione, scienza, politica, scrittura e arte. 

Piazza centrale di Grammichele, monumento a Carlo Maria Carafa

Piazza centrale di Grammichele, monumento a Carlo Maria Carafa

Si erge anche l’elegante facciata barocca della Chiesa Madre San Michele, dedicata all’Arcangelo San Michele, edificata tra il 1724 e il 1757. È la principale chiesa della città, con un interno barocco a tre navate, un transetto e una cupola imponente. È decorata con stucchi del tardo barocco con le statue dei 12 apostoli. 
Al centro della piazza, la statua monumentale in bronzo dell’artista turco Murat Cura fa parte di una grande meridiana.
Vi si trova anche il Palazzo Comunale, che risale alla fine del XIX secolo, che ospita un piccolo museo archeologico, con reperti provenienti dall’antico insediamento di Occhiolà e di Terravecchia.

Il territorio intorno a Grammichele è noto per la sua agricoltura – in particolare le coltivazioni di agrumi, ulivi e vigneti – che costituiscono una componente essenziale del paesaggio locale e della sua economia.
Nelle immediate vicinanze si trovano le necropoli di Molino della Badia (4 km a nord-ovest) e del distretto di Madonna del Piano, datate alla fine dell’età del Bronzo e all’inizio dell’età del Ferro (XI–IX secolo a.C.), con tombe a fossa circondate da pietre per la prima, e 273 tombe per la seconda con oggetti di una cultura poco identificata (spada, ornamenti, campanelle, fibule, ecc.).
I reperti archeologici sono esposti al Museo archeologico civico di Grammichele, situato nel Palazzo Comunale, così come al Museo archeologico Paolo Orsi a Siracusa.

Dove si trova Grammichele: mappa

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Parco archeologico di Occhiolà

Il sito archeologico di Terravecchia, situato a circa 4 km a nord-ovest di Grammichele, si estende su tre colline scoscese, offrendo una vista sulla valle dei Margi. Ospita le rovine dell’antico villaggio medievale di Occhiolà, completamente distrutto dal terremoto dell’11 gennaio 1693. Il parco copre circa 30 ettari.

L’occupazione umana a Occhiolà risale alla fine dell’età del Bronzo (intorno all’XI secolo a.C.), con resti di insediamenti siculi. Nel corso dei secoli, il sito fu influenzato dai Greci, in particolare dai Calcidesi, che introdussero elementi della cultura greca. L’archeologo Paolo Orsi identificò un’acropoli greca sulla collina più elevata, suggerendo che il sito potrebbe corrispondere alla colonia di Echetla menzionata da Diodoro Siculo.
Nel Medioevo, Occhiolà era un villaggio prospero, con circa 3.000 abitanti che vivevano principalmente di agricoltura. La città era organizzata attorno a un castello situato sulla sommità della collina, circondato da abitazioni e strade strette.

Nel sito di Occhiolà si possono osservare le rovine del castello, situato sulla cima della collina, i resti delle abitazioni e delle strade medievali, con strutture in pietra, fondamenta di case e tratti di vie lastricate.
Sulla collina più alta, sede dell’acropoli greca, si trovano i resti di un santuario e di strutture difensive.
Nelle vicinanze del sito, il Santuario della Madonna del Piano, costruito nel XVII secolo, è l’unico edificio di Occhiolà sopravvissuto al terremoto del 1693.
Il sito è aperto al pubblico nei fine settimana e nei giorni festivi, con visite guidate disponibili su prenotazione.

Informazioni

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