Aragonesi di Sicilia
Subito dopo la rivolta dei Vespri siciliani del 1282 a Palermo contro gli Angioini, Palermo passò da un sovrano all’altro della dinastia aragonese, tra cui Giacomo II (1285‑1291) e Federico III d’Aragona, e l’isola fu lacerata dalle rivalità tra famiglie nobili come i Ventimiglia, gli Alagona e i Chiaramonte, che si contesero il potere nelle terre occidentali della Sicilia.
Il regno di Federico III (1296‑1337) consolidò l’autonomia del Regno di Sicilia rispetto a Napoli con la Pace di Caltabellotta (1302), che ufficializzò la separazione tra il Regno di Sicilia (isola) e quello di Napoli (continente), pur istituzionalizzando il potere delle grandi famiglie feudali, indebolendo duramente l’autorità reale.
Dopo il 1337, la successione rimane fragile con reggenze e conflitti di potere tra la monarchia e le grandi famiglie nobili.
Durante il regno di Luigi I di Sicilia (1337‑1355), Palermo e tutta la Sicilia furono colpite dalla peste nera nel 1348, riducendo fortemente la popolazione e perturbando l’economia urbana.
Tra il 1339 e il 1351 Palermo conobbe diverse rivolte urbane contro le autorità aragonesi e l’aristocrazia, scatenate da crisi economiche, penurie di grano e pressione fiscale; questi moti furono repressi con violenza.
Le tracce artistiche del periodo aragonese si ritrovano a Palermo in alcuni palazzi aristocratici con l’affermazione di un gotico catalano tardivo, come il Palazzo Steri, sede dei Chiaramonte, o il Palazzo Sclafani.
Il commercio con Genova e con la Spagna divenne importante, soprattutto negli scambi di materie prime e prodotti artigianali, Palermo esportando principalmente grano, sale e zucchero di canna, mentre le reti genovesi dominavano il credito e il trasporto marittimo.
Annessione alla Spagna
Alla morte del re Martino di Sicilia nel 1409, ultimo sovrano aragonese a regnare direttamente sull’isola, la corona torna alla Casa d’Aragona, ma il potere reale fu esercitato in modo indiretto e spesso contestato.
Tra il 1409 e il 1479, la Sicilia conobbe un periodo di governo tramite reggenti e viceré, segnato da tensioni tra la monarchia e l’aristocrazia baronale, nonché da persistenti rivalità locali. Con l’unione dinastica tra la Corona d’Aragona e la Castiglia nel 1479 sotto Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia, la Sicilia fu integrata nella monarchia ispanica, e Palermo divenne la sede permanente dei viceré, rappresentanti del potere reale sull’isola. Questo sistema rafforzò il controllo militare e fiscale, pur lasciando ai baroni un potere quasi assoluto sulle campagne, accrescendo i privilegi dei nobili.
Fecero espellere gli ebrei nel 1492, istituire il Santo Uffizio, eliminando una comunità essenziale per l’economia urbana, attiva nel commercio, nella medicina e nell’artigianato, provocando un impoverimento strutturale a medio termine.
Nello stesso periodo, alcune famiglie musulmane furono costrette a convertirsi o a lasciare la Sicilia, ma su scala meno sistematica rispetto alla Spagna continentale. Le comunità cristiane non cattoliche o considerate eretiche furono anch’esse sorvegliate, controllate e talvolta represse dalla nascente Inquisizione.
Queste misure religiose, combinate ai privilegi accresciuti dei baroni e alle tasse elevate, provocarono importanti tensioni sociali nelle città come Palermo, dove la diversità religiosa era fino ad allora stata un motore economico e culturale.
Dopo Ferdinando d’Aragona, il governo più tirannico fu quello di Carlo V della dinastia degli Asburgo di Spagna, e di suo figlio Filippo II. Esercitarono il potere da lontano servendosi dei baroni, i quali si circondavano di “bravacci” per esercitare il loro dominio.
Tuttavia la città conobbe un rinascimento artistico, con la costruzione di suntuosi edifici come la chiesa di San Giuseppe dei Teatini, il teatro dello Spasimo o la nuova Porta Nuova nel 1535 (Porta Nuova) per celebrare l’entrata solenne di Carlo V a Palermo, tutto ciò accompagnato e proporzionato alle pesanti tasse. Nei secoli XVI e XVII, Palermo si arricchì di numerosi monumenti in stile barocco, molti dei quali sono ancora intatti ai nostri giorni.
La città prosperò, soprattutto a beneficio dei nobili. La via Maqueda fu aperta nel 1599 secondo un asse nord-sud, e fu costruita la scenografica intersezione barocca dei Quattro Canti.
Robusti muri e bastioni furono inoltre eretti per la difesa del territorio, in risposta alla minaccia ottomana e alle frequenti incursioni barbaresche nel XVI secolo.
In una serie di sollevazioni urbane legate alla fiscalità e alle carenze di cereali, nel 1648 scoppiò una sommossa della fame, a seguito della quale gli artigiani ottennero nuovi privilegi.
Sotto gli Spagnoli, la popolazione passò da 30 000 abitanti a metà del XV secolo a 135 000 alla vigilia della peste del 1656. Questa epidemia del 1656 decimò quasi un terzo della popolazione e portò a un ampio programma di riassetto urbano e religioso.
I Borboni di Sicilia
Coinvolta nelle guerre europee tra Francia, Austria e Spagna, nel 1713 con il trattato di Utrecht, la Sicilia passò a Vittorio Amedeo II di Savoia per un breve periodo, tornando ai Borboni nel 1734 con Carlo III di Borbone. Unirono la Sicilia al Regno di Napoli, e Carlo III trasferì il centro politico a Napoli, emarginando Palermo sul piano istituzionale, con i suoi palazzi abbandonati.
Tuttavia, sotto il suo regno la città vide crescere e sviluppare l’industria edilizia e il commercio, con grandi cantieri aristocratici ed ecclesiastici avviati.
L’unificazione amministrativa fu ufficializzata nel 1816 con la creazione del Regno delle Due Sicilie.
Poi il potere passò a suo figlio Ferdinando, poco amato dai palermitani.
Nel 1798 gli echi degli eventi della rivoluzione francese costrinsero il sovrano a rifugiarsi a Palermo.
La corte installata a Palermo tra il 1798 e il 1815 favorì temporaneamente una ripresa economica e culturale.
Tra il 1820 e il 1848 la Sicilia fu coinvolta nei movimenti rivoluzionari che videro nel 12 gennaio 1848 insurrezioni popolari guidate da Giuseppe La Masa che proclamarono la monarchia costituzionale. Resistettero fino al 1849.
Le rivoluzioni siciliane chiedevano il ripristino della Costituzione del 1812 e un’autonomia insulare.
I Borboni ripresero il potere bombardando le città siciliane, il re Ferdinando IV era chiamato «Re Bomba». La repressione rafforzò l’ostilità popolare e screditò duramente la monarchia borbonica.
Nel 1860, Garibaldi sbarcò durante la Spedizione dei Mille, e con la rivolta del 4 aprile di Francesco Risi, entrò trionfalmente a Palermo il 27 maggio. Fu un momento decisivo del Risorgimento, seguito da battaglie vittoriose nell’isola, precipitando la fine del potere borbonico in Sicilia.
Con il plebiscito del 1860, la Sicilia scelse l’annessione all’Italia, che si costituì come regno nel 1861.
Informazioni
Fonti e siti esterni
- Storia di Palermo – Wikipedia: articolo dettagliato
- Regno delle Due Sicilie – contesto borbonico della Sicilia e di Palermo fino all’unificazione italiana – Wikipedia
- Rivoluzione siciliana del 1848 – insurrezione siciliana contro i Borboni – Wikipedia
- Insurrezione di Palermo – descrizione della presa di Palermo da parte di Garibaldi nel 1860 – Wikipedia
- Storia del regno delle Due Sicilie nel 1848 – Wikipedia
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