Presentazione e contesto storico

Arroccato sulle pendici rocciose che dominano il Mar Ionio, a 15 km a nord di Taormina, Forza d’Agrò è un piccolo borgo medievale. Ha conservato un aspetto autentico e antico, con le sue stradine strette e i resti del suo castello che ricordano il suo passato normanno. Dai suoi oltre 400 metri di altitudine, il sito domina la costa e offre una vista sul mare, sull’Etna e sullo stretto di Messina.
Il suo carattere gli è valso la scelta come ambientazione per diverse scene de Il Padrino II e de Il Padrino III. È rimasto a lungo al di fuori dei circuiti turistici.
Abitato dai Siculi, la sua posizione strategica fu in seguito utilizzata dai Greci dell’antichità per controllare la valle dell’Agrò. Fu fortificato in epoca medievale e il borgo si sviluppò a partire dall’XI secolo, quando i Normanni, sotto Ruggero d’Altavilla, consolidarono le difese bizantine esistenti.

Il centro storico e le chiese

Il centro storico conserva ancora case in pietra locale e scale voltate caratteristiche dei borghi fortificati della costa orientale siciliana.

La sua chiesa principale è la cattedrale SS. Annunziata, costruita all’inizio del XV secolo e ricostruita dopo il terremoto del 1648, con aggiunte barocche del periodo spagnolo. All’interno, l’altare maggiore è in marmo policromo con una pala d’altare del XVIII secolo. Frammenti della prima struttura gotica sono visibili nella facciata laterale.
La chiesa della Santissima Trinità, della fine del XV secolo, si distingue per il portale gotico-catalano che precede il suo sagrato chiamato arco Durazzesco, un insieme tipico dei modelli aragonesi, testimonianza delle influenze del XV secolo.
Nelle vicinanze si trovano l’antico convento degli Agostiniani e alcune strette viuzze ben conservate che mantengono la struttura urbana medievale.

Il castello normanno e il cimitero

Del castello normanno, costruito tra l’XI e il XII secolo sulle rovine di un antico presidio bizantino lungo la cresta rocciosa, restano le mura e una torre parzialmente crollata. Era dotato di un mastio quadrato, di cisterne e di un cammino di ronda. Serviva da rifugio per la popolazione in caso di attacco, funzionando in collegamento con altri punti fortificati della valle. La sua posizione offre una vista ampia sull’Etna e sulla costa ionica.

All’interno delle rovine della cinta del castello, verso il 1876 fu realizzato il cimitero comunale, scelto per la sua posizione isolata e distante dal centro abitato. Comprendeva circa 120 tombe disposte in modo irregolare, formando un insieme semplice e austero, con alcuni cipressi.
Questo contesto, rimasto a lungo intatto, fu utilizzato per diverse scene del film Il Padrino II.
Nel 2024, il comune ha deciso di trasferire le tombe rimanenti nel nuovo cimitero della contrada Scala, al fine di mettere in sicurezza il sito e consentire la riqualificazione dell’area del castello.

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Castello di Sant’Alessio Siculo

Il castello di Sant’Alessio Siculo, eretto su un promontorio roccioso che domina il mare per quasi 100 metri, conserva anche strutture di origine antica e bizantina, rimaneggiate dagli Arabi nel IX secolo. Fu ricostruito e ampliato dai Normanni intorno al 1071, dopo la conquista di Messina, nell’ambito della realizzazione di un sistema difensivo coordinato lungo la costa ionica. Controllava la navigazione costiera tra Messina e Taormina.
In realtà, è costituito da due costruzioni distinte sui due picchi del promontorio. Sul lato mare si erge la torre a base rettangolare, destinata alla difesa marittima, mentre sul picco lato montagna si trova la parte più antica con la torre circolare dal perimetro poligonale irregolare.

La sua pianta irregolare segue la forma della roccia, con mura in pietrame lavico e calcareo, legate da una malta di calce mista a sabbia vulcanica. Le torri semicircolari visibili oggi risalgono in parte al XIII secolo, attribuite al periodo svevo sotto Federico II, e successivamente consolidate in epoca aragonese. Una torre poligonale di epoca normanna è ancora visibile nella parte superiore, insieme a cisterne e resti di edifici scavati nella roccia.

Gli Aragonesi utilizzavano la fortezza come posto di osservazione marittima integrato nella rete delle torri costiere siciliane.
È possibile accedervi a piedi tramite un sentiero ripido che parte dalla strada costiera.

Dove si trova Forza d’Agrò: mappa

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