A 850 metri a ovest di Piazza Duomo, la Piazza Dante precede un grande monastero benedettino, che in origine doveva essere ancora più vasto, con quattro chiostri e una chiesa maestosa. Alla fine furono costruiti due grandi chiostri e la chiesa rimase incompiuta, tra cui il « Chiostro di marmo » e un secondo chiostro più tardivo.
Dedicato a San Nicolò l’Arena, è uno dei più vasti complessi benedettini d’Europa ed è anche un gioiello del barocco siciliano. È considerato il secondo monastero benedettino più grande d’Europa dopo quello di Mafra in Portogallo.
Il complesso fa parte del sito iscritto al patrimonio mondiale dell’umanità « Città tardo barocche del Val di Noto ».

San Nicolò l’Arena a Catania

La grande chiesa San Nicolò l’Arena, ispirata ai modelli romani, fu iniziata nel 1687 e la costruzione riprese dopo il terremoto del 1693, con diversi architetti coinvolti, tra cui Francesco Battaglia e Stefano Ittar, che realizzò la cupola che raggiunge i 66 metri di altezza.
La facciata rimane incompiuta, a causa di difficoltà tecniche e finanziarie. Le colonne sono infatti interrotte a metà altezza e il frontone previsto non è mai stato aggiunto.
L’interno, con le sue tre navate, raggiunge una lunghezza di 105 metri, per una larghezza di 48 metri nelle navate e 71 metri al transetto.
Al centro del presbiterio si trova il grande altare maggiore, circondato da un coro in legno scolpito. Si trovano inoltre un monumentale organo famoso, un coro ligneo scolpito del XVIII secolo e il grande meridiano di 39 metri di lunghezza realizzato nel 1841.

Monastero benedettino di Catania

Il monastero benedettino di San Nicolò l’Arena fu fondato nel 1558 da un gruppo di monaci provenienti da Nicolosi, desiderosi di avvicinarsi alla città. La struttura originale subì diverse ricostruzioni dopo le catastrofi della fine del XVII secolo, tra cui l’eruzione dell’Etna del 1669 e il terremoto del 1693.
L’eruzione ricoprì parzialmente il primo monastero, creando un banco di lava di quasi 12 metri sul quale fu successivamente ricostruito il complesso attuale. Questa stratificazione geologica è ancora visibile nei sotterranei.

Chiesa di San Nicolò l'Arena, Catania

Chiesa di San Nicolò l’Arena

Grandi architetti siciliani contribuirono al suo restauro, tra cui Francesco Battaglia, Stefano Ittar, Giovanni Battista Vaccarini, Antonino Santangelo e Placido Palazzotto. Tra questi, Vaccarini intraprese a partire dal 1739 lavori di grande portata, in particolare la progettazione del grande scalone monumentale, della biblioteca, delle cucine e del refettorio. Lo stile architettonico del complesso illustra l’evoluzione del barocco siciliano verso il neoclassicismo, visibile nella sobrietà di alcune ali e nella monumentalità degli spazi interni.

Il monastero è organizzato attorno a due chiostri principali: il Chiostro dei Marmi, risalente alla fine del XVI secolo, e il Chiostro di Ponente, progettato dopo il terremoto del 1693. Il primo si distingue per la pavimentazione in pietra bianca e nera di Comiso e le sue colonne ioniche, mentre il secondo, più ampio, adotta una pianta quadrata con galleria perimetrale e ospita oggi la biblioteca universitaria.

Nel 1866, gli edifici furono confiscati dalla monarchia e integrati nel demanio dello Stato. Nel 1977 furono affidati all’Università di Catania, che vi installò il Dipartimento di Scienze Umanistiche.

All’interno si scopre l’affascinante giardino dei Novizi, realizzato sulla base di uno strato di lava spesso quasi 12 metri. Questo spazio sospeso collega i due chiostri e offre una vista sulle strutture antiche sottostanti. All’esterno si estende il piacevole giardino di Via Biblioteca, luogo di transizione tra il monastero e il tessuto urbano circostante.

Nel corso degli ultimi restauri sono stati portati alla luce resti greco-romani, con nel sottosuolo il Decumano Massimo (strada romana lastricata). Due domus romane di un quartiere del I secolo d.C., ben conservate, sono visibili anche nel sottosuolo del monastero: una con mosaici, l’altra con frammenti di intonaci dipinti, entrambe integrate nel percorso archeologico del complesso.

Museo della Fabbrica

Il Museo della Fabbrica occupa lo spazio dell’antico refettorio e delle cucine del monastero, strettamente legati alla storia e all’architettura del complesso. Si sviluppa su due livelli: il livello superiore presenta una grande sala quadrata con un’edicola centrale utilizzata un tempo come isola di cottura, mentre il livello inferiore ripercorre le fasi di costruzione e ricostruzione del monastero, illustrando la storia del cantiere, le tecniche di lavorazione della pietra, i materiali originari e le trasformazioni subite dopo i terremoti. È inoltre esposto un modello del monastero prima del 1693.

Galleria

Dove si trova il Monastero benedettino di Catania

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