In questa pagina sono presentati altri edifici arabo-normanni che si possono scoprire a Palermo, dopo i siti iscritti dall’Unesco (vedi i siti arabo-normanni iscritti dall’Unesco), tra cui i principali sono la cattedrale Santa Vergine Maria Assunta, il Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, la chiesa della Martorana, San Cataldo, San Giovanni degli Eremiti e la chiesa della Santissima Trinità (detta Magione).

Fuori dal centro si trovano la chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi, il bel Palazzo della Zisa, il Palazzo della Cuba, oppure la Cubula con Villa Napoli, o ancora la chiesa dello Spirito Santo.

Nel centro citiamo anche le piccole chiese, cappelle e vestigia di: Chiesa Santa Maria Maddalena, Cappella Santa Maria dell’Incoronata, Chiesa Santa Cristina la Vetere.

Mappe di Palermo con i siti arabo-normanni

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Ponte dell’Ammiraglio a Palermo

Il Ponte dell’Ammiraglio (ponte dell’Amiraglio in italiano) fu costruito sotto il regno del re normanno Ruggero II (1130-1154). Il suo nome è legato al suo fondatore Giorgio d’Antiochia, l’ammiraglio (“emiro degli emiri”) del regno, e anche fondatore della chiesa Santa Maria dell’Ammiraglio.
È una testimonianza importante dell’architettura civile normanna e dell’ingegneria medievale nel Mediterraneo. Per l’epoca si distingue per le sue dimensioni imponenti.

Il 27 maggio 1860 ebbe luogo la «battaglia del Ponte dell’Ammiraglio», quando le truppe di Garibaldi scesero dal loro accampamento sul monte Gibilrosso per affrontare gli eserciti borbonici che custodivano il ponte. Dopo un duro combattimento, i difensori si rifugiarono entro le mura di Palermo. Nei giorni successivi, con l’aiuto dell’insurrezione popolare, l’”esercito dei Mille” conquistò la città fino alla richiesta di armistizio dei borboni il 30 maggio.

Ponte dell'Ammiraglio a Palermo

Ponte dell’Ammiraglio

Costruito interamente in pietra da taglio, scavalcava il fiume Oreto, fuori dalle mura della città. Dal 1938 il corso del fiume è stato definitivamente deviato dopo importanti piene.
La parte inferiore dell’edificio è interrata e il livello attuale dell’area recintata resta tre metri sotto quello della strada.
La sua forma è “a dorso d’asino”, con due rampe simmetriche rettilinee, sette campate ogivali, le cui arcate sono sostenute da sei massicci piloni dotati anche di aperture per ridurre la pressione delle acque.

Indirizzo: Corso dei Mille, 399-409, 90123 Palermo
Siti esterni: it.wikipedia.org, turismo.comune.palermo.it

Parco della Favara, Castello di Maredolce

Castello di Maredolce a Palermo

Castello di Maredolce

Il Castello di Maredolce, o Palazzo della Favara, è uno dei «Sollazzi regi» normanni (svaghi reali), palazzi suburbani di Palermo, gli altri sono la Zisa, la Cuba, la Cuba Soprana con la Cubola e il Castello Uscibene.
Si trova a sud-est di Palermo, ai piedi del monte Grifone. Di architettura islamica, possedeva un giardino lussureggiante e un vasto bacino d’acqua di cui resta una parte generalmente asciutta.
Il suo nome deriva dall’arabo fawwarah, che significa sorgente d’acqua.

Questa villa suburbana corrisponde ai modelli degli àgdal, i palazzi-giardino arabo-persiani. Probabilmente circondato da mura, comprendeva anche un hammam. Costruito intorno al 1071, Ruggero II lo trasformò in residenza nel XII secolo, circondandolo d’acqua su tre lati. Fu lodato da testimoni dell’epoca per la sua armonia e bellezza e celebrato dal poeta arabo Abd-al-Rahman.
L’archeologia ha rivelato l’esistenza precedente di una costruzione islamica, identificata come il palazzo dell’emiro Jaʿfar nel X secolo.
Dopo i normanni, gli svevi lo trasformarono in fortezza e nel 1328 fu affidato ai cavalieri teutonici che ne fecero un ospedale. Divenuto proprietà di diverse famiglie, era una fattoria alla fine del XVII secolo.
Il monumento è stato restaurato dopo l’acquisizione da parte della Regione Siciliana negli anni 1990.

La costruzione ha forma rettangolare, con una corte interna originariamente circondata da un portico di cui restano tracce delle volte.
Un’isola emergeva dal bacino, con palme e agrumi.
Il lato asciutto presentava quattro ingressi. All’interno si trovano la cappella con un presbiterio sormontato da una cupola semisferica, una grande sala rettangolare forse collegata a una sala del trono. La struttura dell’hammam è stata inglobata in un edificio del XIX secolo.
Il bacino ospitava numerose specie di pesci e il giardino comprendeva alberi da frutto, agrumi e animali esotici, secondo il modello islamico.

Indirizzo: Vicolo del Castellaccio, 90124 Palermo
Siti esterni: fr.wikipedia.org, turismo.comune.palermo.it

Castello a Mare di Palermo

Il Parco archeologico di Castello a Mare è uno spazio verde situato appena a nord del Porto della Cala, attorno all’antica fortezza del Castello a Mare, che fu quasi completamente distrutta dopo l’unità d’Italia. È presente anche un’antica necropoli islamica.
L’origine del castello risale ai Normanni, forse ai musulmani. Un documento dell’XI secolo menziona due torri collegate da una catena per chiudere il porto.
Nel XVI secolo bastioni difensivi proteggevano la fortezza con una cinta quadrangolare. Presso la porta d’accesso esistevano anche un palazzo e una chiesa di origine normanna all’ingresso del forte.
Nel 1922 e 1923, quasi tutta la fortezza fu demolita per ampliare il porto di Palermo.
Restano in piedi solo l’ingresso del XV secolo, le basi dei bastioni del XVI secolo e una parte dell’antico mastio (restaurato intorno al 1935) con elementi del XIII secolo, dell’epoca normanna o di quella di Federico II.

Indirizzo : Via Filippo Patti, 25, 90133 Palermo
Siti esterni : it.wikipedia.org, turismo.comune.palermo.it

Palazzo dello Scibene

I resti del palazzo Uscibene, o Scibene, in un quartiere della periferia di Palermo, furono riscoperti nel 1856, restaurati nel 1928, ma oggi risultano quasi abbandonati e inglobati da abitazioni degli anni Sessanta. Tuttavia, un progetto di riqualificazione è stato avviato nel 2021.
Era uno dei “Sollazzi Regi”, palazzi di piacere e svago dei re normanni, che sembra risalire al XII secolo, ed era forse in origine una sorta di riyàd.
Nelle vicinanze esisteva un giardino ricco d’acqua e circondato da mura, e la parte alta del sito è occupata dalla cappella a pianta rettangolare, senza abside. Le pareti esterne di quest’ultima presentano finestre ogivali cieche. All’interno, in cattivo stato, si possono vedere sulla parete meridionale resti di un affresco gotico.

L’edificio si sviluppava su due livelli, con al piano inferiore, di cui resta un iwan (sala voltata su tre lati di stile persiano) e ambienti contigui. Un arco ogivale apriva l’iwan verso l’esterno.
All’interno la copertura presenta una volta a crociera con tre nicchie, con quella centrale che conserva resti di una muqarnas con alveoli. Da una fontana sulla parete di fondo, l’acqua scorreva in un canale che attraversava la sala e usciva per alimentare una vasca.
Dall’iwan centrale si accedeva tramite una scala al livello superiore, di cui resta soltanto la cappella precedentemente citata.

Indirizzo : Via Nave, 6, 90135 Palermo
Siti esterni : it.wikipedia.org, www.palermoviva.it

Qanat di Palermo

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Qanat del Gesuitico basso

I qanat di Palermo sono una vasta realizzazione idraulica, costruita nel sottosuolo a partire dalla dominazione islamica in Sicilia. Permisero la creazione di giardini rigogliosi, l’alimentazione di vasche per pesci, vivai, bagni pubblici e fontane che i Normanni apprezzarono particolarmente.
Questa conoscenza di ingegneria idraulica fu applicata nella pianura di Palermo dai musulmani a partire dalle conoscenze acquisite dai Persiani, adattandole alle condizioni locali (il qanat è un canale sotterraneo di tipo persiano).
Poiché il sottosuolo di questa pianura è principalmente costituito da calcare, roccia friabile facile da lavorare, fu possibile creare una vasta rete scavando queste gallerie per canalizzare l’acqua (affermazione che forse sarebbe stata ridimensionata da chi impugnava lo scalpello). Lo scavo avveniva da valle verso monte, per evitare ruscellamenti, risalendo la valle fino alla falda freatica, con una pendenza minima inferiore allo 0,5% per garantire un flusso costante e sufficientemente lento da evitare l’erosione delle pareti.
Pozzi verticali si aprivano a intervalli regolari, dando in alcuni casi a Palermo su bacini sotterranei.

Oggi restano tre di questi canali visitabili con visite guidate da speleologi: il Gesuitico basso o della Vignicella, largo circa 80 cm; il Gesuitico alto costruito nel XVI secolo, e quello dell’Uscibene con la sua “Camera dello Scirocco”.

Ai qanat erano associati anche ipogei, come bagni ebraici (miqweh), ambienti sotterranei con vasche, tra cui le camere dello scirocco, costruite sotto le grandi ville, in particolare nel XVIII secolo, rivestite e attraversate da qanat. Durante l’estate vi si scendeva per rinfrescarsi.
Tra le “camere dello scirocco di Palermo, quella di Fondo Micciulla, vicino al palazzo dell’Uscibene, è una delle più note. Prima della sistemazione nel XIX secolo era una grotta naturale. Una scala in pietra scende verso l’ampia sala sotterranea, dove lunghi sedili sono ricavati nelle pareti curve.

Qanat Gesuitico Alto

Indirizzo : Fondo Micciulla, 25, 90135 Palermo
Siti esterni : www.palermoviva.it, www.prefabbricatisulweb.it

Sorgenti del Gabriele

Non lontano dall’aeroporto di Boccadifalco, ai piedi del massiccio chiamato “conigliera”, si trovano le sorgenti del Gabriele, un corso d’acqua il cui nome deriva dall’arabo Garbel, che significa grotta che irriga. Oggi sono gestite da Amap, la società a capitale pubblico che gestisce l’acqua della città metropolitana di Palermo. Il sito coperto comprende in realtà quattro sorgenti, provenienti dalla falda freatica alimentata dall’acqua delle colline.
La visita è consentita solo in occasione di eventi speciali.

È un luogo fresco e suggestivo, a cui si accede tramite una scala ripida, coperta da volte in mattoni, dove le acque sgorgano tra i rumori delle rocce per alimentare una vasca prima di rifornire l’acquedotto di Palermo. Le visite permettono di scoprire diverse sorgenti e canali.
Le prime testimonianze (X secolo) descrivono le Sorgenti del Gabriele come un luogo a cielo aperto immerso in una vegetazione fitta. Le sue acque alimentavano non solo fontane pubbliche, ma anche mulini e le vasche dei palazzi della Zisa e della Cuba.
Per proteggere l’acqua da varie contaminazioni, come il lavaggio dei panni, il sito fu circondato da mura e coperto con pietre di tufo a partire dal 1771.

Indirizzo : Stradella Riserva Reale, 8, 90136 Palermo
Siti esterni : www.palermoviva.it

Informazioni

Articoli: Monumenti di Palermo