Se dopo la visita dei siti più attrattivi di Agrigento e della sua fascia costiera, cercate una piccola escursione di quasi una giornata nei dintorni, che unisca arte e cultura, si suggerisce una tappa a Favara per scoprire il quartiere di arte contemporanea “Farm Cultural Park”, a Racalmuto, che conserva un centro pittoresco nell’entroterra a nord-est, così come una deviazione a Aragona per scoprire la sua piazza centrale e i “vulcani di fango”.

Favara

La piccola città di Favara, il cui nome deriva dagli Arabi, è nota in particolare come la «Città dell’Agnello Pasquale», denominazione legata a una specialità locale: l’agnello pasquale è un dolce a base di pasta di mandorle e pistacchio.
Al di fuori del centro storico, l’urbanistica moderna si è sviluppata in modo disordinato e il risultato non è esteticamente felice, come accade in molte città medie siciliane.

La Festa dell’Agnello Pasquale si svolge all’inizio di maggio in concomitanza con la Settimana Santa, offrendo ai visitatori l’occasione di visitare e ammirare il patrimonio architettonico.
Oltre al 19 marzo, San Giuseppe viene celebrato con un ricco programma di festeggiamenti tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.

Favara in Sicilia

Vista su Favara con la Chiesa Madre

Patrimonio di Favara

Nel centro della città si trova l’ampia Piazza Cavour, dominata dal Castello Chiaramontano, edificato intorno al 1270 dalla famiglia Chiaramonte, probabilmente come residenza di caccia per Federico II.
Attorno alla piazza si notano anche prestigiosi palazzi dei secoli XVIII-XIX, tra cui il Palazzo Mendola, che ospita la biblioteca comunale e un museo, con circa 8.000 volumi e una collezione di minerali e uccelli imbalsamati. Questo museo-biblioteca Mendola conserva quindi libri preziosi, alcuni antichi (ad esempio del XVII secolo).
All’angolo di Piazza Cavour si trova la Chiesa del Santissimo Rosario. All’interno si possono ammirare stucchi barocchi, un soffitto ligneo a cassettoni (probabilmente del XVI secolo secondo alcune fonti) e un pavimento in maiolica.

Non lontano, a meno di 200 metri a sud, si erge la Chiesa Madre, dedicata alla Madonna Assunta, ricostruita tra la fine del XVIII e il XIX secolo, con una facciata in pietra di Siracusa e un’alta cupola (circa 56 m).
L’interno è riccamente decorato: affreschi, mosaici (realizzati da artisti toscani secondo Kalat) e un antico crocifisso ligneo sono menzionati.

A circa 200 metri a sud-ovest di Piazza Cavour si raggiunge il cortile Bentivegna, dove si trova il Farm Cultural Park, fondato nel 2010. Questo progetto è opera di Andrea Bartoli e di sua moglie Florinda Saieva, che hanno riconvertito sette piccoli cortili di origine araba in uno spazio di arte contemporanea, con gallerie, residenze per artisti, libreria, caffè e altre strutture culturali. Ne deriva un’atmosfera multiculturale, grazie alle residenze di artisti che vi soggiornano e vi lasciano la propria impronta.

Siti archeologici nei pressi di Favara

  • Necropoli di Contrada Stefano
    Nel quartiere Stefano, una zona pianeggiante situata a est di Favara, si trovano resti risalenti all’inizio dell’età del bronzo e ai periodi romano-bizantino e normanno. È presente anche un’importante necropoli paleocristiana, con oltre un centinaio di tombe scavate nella roccia.

  • Monte Caltafaraci
    A nord-ovest della città, nelle immediate vicinanze del centro urbano, si erge il Monte Caltafaraci, ricco di testimonianze archeologiche che vanno dall’inizio dell’età del bronzo fino al XIII secolo. È uno dei siti più interessanti dell’intera provincia di Agrigento, con un patrimonio naturale, geomorfologico e paesaggistico di grande rilievo. La sua cima raggiunge i 533 metri di altitudine, offrendo un panorama sulla valle e persino sull’Etna.

  • Villa romana di Contrada Saraceno
    A poche centinaia di metri a nord del centro cittadino, nel quartiere Saraceno, si trova una villa romano-bizantina, databile tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo d.C.

Dove si trova Favara, mappa

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Racalmuto

Racalmuto è nota per essere la città natale dello scrittore Leonardo Sciascia (1921-1989), dove trascorse gran parte della sua vita. Vi si produce inoltre da tempo un biscotto locale, il «taralli», aromatizzato al limone.

Patrimonio di Racalmuto

A nord della città si trova il castello Chiaramontano, di origine medievale: presenta origini normanne, basandosi su strutture militari del XIII secolo, e fu successivamente rimaneggiato nel XIV secolo dalla famiglia Chiaramonte.
Le sue mura hanno uno spessore di circa 2 m, sono presenti due grandi torri circolari e file di finestre sul lato nord.
Il teatro Regina Margherita è uno dei principali simboli della città, costruito tra il 1870 e il 1880.
Sul corso principale (Corso Garibaldi) si incontra una statua in bronzo di Leonardo Sciascia, raffigurato mentre cammina con una sigaretta in mano, opera dello scultore locale Giuseppe Agnello, inaugurata nel 1997.
La Fontana Novi Cannola (Fontana dei Nove Cannoli) è particolarmente significativa, inaugurata il 12 aprile 1847 con i suoi nove getti d’acqua, un lavatoio circolare e un abbeveratoio per animali.

Dintorni di Racalmuto: siti archeologici

Fuori dalla città, a est lungo la strada per Montedoro, le grotte di Fra Diego La Matina sono tombe sicane scavate nella roccia.
A circa 7 km a est, su uno sperone roccioso a quasi 720 metri, si trovano i resti del Castelluccio Svevo (o Castello di Gibellina), una fortezza costruita sotto Federico II negli anni 1230, con pianta rettangolare.

Dove si trova Racalmuto: mappa

Aragona

Aragona è una piccola città a 15 km a nord di Agrigento, nel cuore di una regione agricola (mandorle, olive, grano, pistacchi, ortaggi e allevamento) che fu nominata al momento della sua fondazione nel 1606 dal conte di Comiso Baldassare III Naselli, in onore di sua madre Beatrice Aragona Branciforti.

Patrimonio di Aragona

Le Maccalube

Un fenomeno singolare di «vulcani di fango» si osserva nei pressi della città (4 km a sud-ovest), le «Maccalube», oggi all’interno di una riserva naturale. In una zona priva di vegetazione, questi piccoli vulcani emergono da un fango argilloso, dove dei coni si formano in superficie a causa della risalita di gas, con talvolta esplosioni o fiamme.
Il nome del sito deriva dall’arabo «maqlùb» (che significa letteralmente «rovesciamento»), ed è chiamato localmente l’Occhiu di Macalubi. Esistono leggende locali legate alle Maccalube: secondo la tradizione, nel 1087, dopo una sanguinosa battaglia tra Arabi e Normanni, emerse un fango grigiastro chiamato «sangu di li Saracini» («sangue dei Saraceni»).
Il gas che risale in superficie è principalmente metano, di origine biogenica, accompagnato da basse concentrazioni di CO₂, elio e tracce di altri gas.
L’accesso al pubblico è molto limitato: la zona più sensibile (zona A) è vietata alla visita libera ed è riservata alla ricerca scientifica dal 2014, quando un evento parossistico (esplosione di fango) causò la morte di due bambini.

L’antico palazzo baronale, il Palazzo Principe Naselli del XVIII secolo domina Piazza Umberto I nel centro della città.
È decorato con affreschi di Borremans.
Accanto si trova la Chiesa del Rosario, edificata nel 1689 sulle fondamenta di un’antica cappella del Santissimo Crocifisso, conserva un soffitto ligneo decorato risalente alla fine del XVII / inizio XVIII secolo. Possiede una cripta dove si trova un tesoro, tra cui un reliquiario-urna in argento che custodiva due piccoli frammenti della Sacra Sindone, commissionato da Baldassare Naselli nel 1684.

La chiesa madre, la Chiesa Madre di Aragona (inizialmente dedicata a Santa Maria dei Tre Re Magi), costruita già nel 1606 su iniziativa di Baldassare III Naselli, fu successivamente ampliata. Conserva diverse opere importanti: una tela dell’Adorazione dei Magi datata 1607 e dipinti del frate cappuccino Fra Felice da Sambuca. La chiesa rientra nel «MUDIA», il museo diocesano di Aragona, che espone opere liturgiche e oggetti del patrimonio parrocchiale.

Dintorni di Aragona

A 5 km a nord di Aragona si erge la possente torre del XIII o XIV secolo detta torre del «Salto d’Angiò», oggi proprietà privata. L’ordine di Monreale acquisì la baronia e la torre alla fine del XVIII secolo, e i due piani superiori furono sostituiti.
Le necropoli di Caldare e di San Vincenzo, nei pressi di Aragona, risalirebbero a epoche molto antiche: circa ~ 3500 a.C. e ~ 1300 a.C.
A 6 km a nord, «Occhio Bianco» presenta un altro fenomeno di vulcani di fango.
Tra Racalmuto e Aragona, a circa 8 km, la Petra di Calathansuderj, detta anche Rocca Petra, è un’imponente roccia calcarea alta 30 metri. Ospita un complesso trogloditico su quattro livelli (grotte, corridoi, silos), datato al VI secolo bizantino, e fu utilizzata come fortezza fino al XIII secolo. Scavi archeologici hanno riportato alla luce tombe a forno e ceramiche che vanno dall’età del bronzo al Medioevo.

Dove si trova Aragona: mappa

Categoria Agrigento